È stato il crollo di un ghiacciaio a causare le devastanti inondazioni che hanno provocato almeno 330 morti e migliaia di dispersi tra Nepal e Tibet. Ad annunciarlo è l’Istituto geologico statunitense (Usgs): “Il terremoto di magnitudo 5.2 è dovuto al crollo di un ghiacciaio e alla colata di detriti a valle con conseguenze catastrofiche per le comunità”.

In gergo si chiama Glof (ovvero Glacial Lake Outburst Flood) ed è “un fenomeno improvviso e estremamente distruttivo che si verifica attraverso una concomitanza di fattori” ha spiegato all’AdnKronos Daniele Giordan, dirigente di ricerca all’Istituto di Geoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche. A provocarlo, ha aggiunto, è “un evento scatenante che è in grado di coinvolgere in maniera repentina un grosso quantitativo d’acqua creando un’onda di piena con capacità erosive molto importanti e capace di trasportare detriti e blocchi di notevoli dimensioni”.

Dalle immagini satellitari si vede il crollo di una fetta di ghiacciaio in alta quota. “L’ipotesi è che questa valanga di ghiaccio e roccia, precipitando, abbia incontrato e coinvolto un lago nel fondovalle della zona”. Ma non è l’unica: “L’altra possibilità è che l’iniziale crollo abbia generato una diga temporanea con accumulo di acqua a monte. Tra deposito di ghiaccio e detriti di roccia, la diga non ha retto e ha provocato l’onda di piena”. E ancora “un accumulo di acqua all’interno del ghiacciaio, destabilizzando la parte frontale, potrebbe aver generato il crollo”. Insomma, ci sono ancora diversi punti da chiarire. Per avere maggiori informazioni e certezze bisogna attendere l’arrivo di immagini satellitari più chiare.