L’attesa del gazebo non è essa stessa un gazebo? Il centrosinistra non riesce a liberarsi dal «primarie sì, primarie dai, primarie fantasma»: ogni giorno un dem sa che dovrà correre più di un cinque stelle (e viceversa) per riuscire a guadagnare un titolo sul giornale, anche se del tema, per dirla con Massimo Cacciari, «non gliene frega niente a nessuno». Tale è la stanchezza, che in molti invitano gentilmente i leader campolarghisti a chiudersi in una stanza e a non uscire finché non arrivino a un’intesa. Un appello che, viste le dichiarazioni quotidiane su ogni media disponibile, pare essere inascoltato. Nel Pd, costantemente in modalità rincorsa, si sta ingrossando il partito del no (da incorniciare la proposta di Roberto Speranza di indicare sulla scheda un «diciottenne o un partigiano») e al Nazareno c’è chi legge in questi appelli alla prudenza una strategia per indebolire Elly Schlein: insistere sui rischi delle primarie fa percepire la segretaria in bilico e in svantaggio rispetto a Giuseppe Conte, è il ragionamento.

Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).

Nel M5s, manco a dirlo, è tutto un sussulto di democrazia dal basso: «Individuiamo prima i principi e i valori e le apriamo a chiunque, anche online, senza preregistrazioni o tessere che allontanano la partecipazione», rilancia giovedì lo “smarmellatore” Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera.