Il Riformista ha colto più di un segnale, più di un messaggio
Aldo Torchiaro
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Forza Italia ha un problema che non può più essere nascosto dietro rassicuranti liturgie. È un problema politico prima ancora che elettorale, di metodo prima ancora che di numeri. E riguarda la capacità del partito di sopravvivere alla stagione storica del berlusconismo senza trasformarsi in una sigla memorialistica, impermeabile alle energie nuove e incapace di ascoltare i territori. Il Riformista ha colto più di un segnale, più di un messaggio. Ed è in grado di anticipare oggi una notizia che ha richiesto, da parte nostra, le più attente verifiche: Forza Italia è sull’orlo di una scissione.
Partiamo con il dire che le fonti, provenienti da quattro regioni diverse e da un certo numero di parlamentari dei gruppi parlamentari azzurri di Camera e Senato, sono state vagliate per giorni. Analizzate, confrontate, scremate. E che tutte le informazioni sull’operazione sono state registrate, tra telefonate e messaggi. La scissione potrebbe prendere piede prima a Montecitorio, poi a Palazzo Madama. E riguardare un primo blocco di parlamentari che si iscriverebbero al gruppo Misto a cui poi si aggiungerà, entro dicembre, una seconda tranche. A primavera la gamba centrista della maggioranza arriverebbe quasi dimezzata. Un terremoto per tutto il sistema politico. Per Giorgia Meloni e il suo governo. Per la legislatura. E per la tenuta di un baricentro della politica, oggi affidato al ruolo di Forza Italia come architrave tra una sinistra riformista ridotta al lumicino e un’estrema destra mai tanto forte. Che cosa chiedono gli scissionisti?








