Punzecchia gli alleati per cercare di spostare l’attenzione al di fuori del suo partito. Conscio che se si deve fare polemica è meglio farla con la Lega che non con i colleghi di Forza Italia. Anche così si spiega l’insistenza con cui Antonio Tajani ieri, dal Meeting di Rimini, ha ricominciato a scagliarsi contro l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti delle società petrolifere: “Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Non esiste il diritto all’extra-profitto. È una parolaccia, l’extra-profitto. Sono contrarissimo, mi sa di Urss”. Non è un caso che il vicepremier abbia scelto di reiterare queste posizioni poche ore prima della convocazione del Cdm che ha sì rinnovato il taglio delle accise sui carburanti. Ma con un governo che su strategie di più lungo respiro naviga ancora a vista, non sapendo bene dove trovare i soldi. C’è un sovrappiù di motivazioni, però, per Tajani nel parlare di tutto fuorché degli azzurri: soprattutto al Sud (ma non solo), infatti, s’avvertono un bel po’ di scricchiolii che destabilizzano.La situazione più periclitante riguarda la Campania, dove ben quattro parlamentari (Pino Bicchielli, Annarita Patriarca, Francesco Silvestro e Raffaele De Rosa) hanno firmato un documento denunciando un partito regionale allo sbando, chiedendo il “ripristino della democrazia interna”. Il casus belli è sempre il congresso regionale che si dovrebbe tenere il 9 settembre, un mercoledì, nei giorni del voto sulla nuova legge elettorale. E in cui l’unico candidato è il coordinatore uscente, il capo delegazione di FI al Parlamento europeo Fulvio Martusciello. Questo perché ad Alessandro Carrazza, che si era candidato al congresso, è stato impedito di correre. In che modo? Semplicemente gli è stato impedito di svolgere gli usuali adempimenti alla candidatura perché gli uffici del partito regionale sono rimasti chiusi praticamente per tutto agosto. Anche dalle province di Salerno e Caserta sono partiti dei documenti di iscritti che chiedono il congelamento del congresso.Ma anche in Calabria gli animi non sono troppo tranquilli, dopo che l’ex capogruppo di Forza Italia in regione Domenico Giannetta ha deciso di candidarsi con Futuro nazionale alle prossime suppletive (sfiderà Fabio Roscioli, vicino ai Berlusconi, sostenuto da tutto il centrodestra). Tajani ha provato a sdrammatizzare dicendo che “alle suppletive vinceremo”, ma l’aiuto avanzato dai tajanei al presidente Occhiuto è stato rispedito al mittente con stizza. In Basilicata, intanto, l’ha scritto Il Fatto, i ras locali sono riusciti a far decadere come coordinatrice la ministra Casellati e anche qui ci si avvia al congresso con l’investitura-formalità del presidente Bardi, altro fedelissimo di Tajani. In Sicilia, invece, prosegue il lavoro del commissario regionale Nino Minardo che allontana l’assise (che a quel punto potrebbe tenersi dopo le prossime amministrative). E al nord? Al Meeting di Rimini il ministro della Pa Paolo Zangrillo, che parlando al Foglio aveva polemizzato con Tajani per l’annuncio sul piano anti-burocrazia, ha detto di “essersi chiarito” con il vicesegretario. Anche il congresso piemontese, però, a oggi risulta ancora non convocato. Segnali d’insofferenza, insomma, che non riguardano solo il meridione. E che sicuramente troveranno spazio nell’incontro che Tajani e Marina Berlusconi dovrebbero avere nelle prossime settimane (ma a rischio slittamento), probabilmente ancora nella sede di Mediaset.