Per il Presidente della Crusca, è un vocabolo che la propaganda politica ha trasformato in un'etichetta che non corrisponde più alla sua vera definizione. E, soprattutto, dovrebbe essere lasciato nel contesto in cui è nato

Woke: non si parla d’altro da giorni nei palazzi della politica e nei talk show, dopo che il leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha lanciato l’affondo contro Elly Schlein accusando il Partito Democratico di essere diventato troppo woke appunto e prendendo le distanze da quella che definisce una «derivazione ideologica lontana dai problemi reali delle persone». Ma mentre i partiti s’azzuffano, a riportare tutti coi piedi per terra ci ha pensato Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca intervistato dall’Adnkronos.

Woke, conoscere il significato delle parole

Il professore senza tanti giri di parole, ha smontato velocemente il nuovo scontro politico con una riflessione semplice: ha senso scannarsi su un termine che per la maggior parte degli italiani non significa nulla o significa cose opposte? Il problema di fondo sollevato da D’Achille sta nell’ambiguità strutturale della parola. In italiano la usiamo senza declinarla, ma il punto è che il suo significato cambia radicalmente a seconda di chi la pronuncia.