Ha il sapore di una “capitolazione”, come scrive il New York Times, l’accordo raggiunto da Meta con 52 procuratori generali, per tutelare i minori dai rischi dei social network. Ma la sconfitta in battaglia non pregiudica per forza la vittoria di una guerra. L’intesa coinvolge tutti i 50 Stati americani più il territorio delle Samoa americane e il distretto della Columbia. E segnerà la fine, con buone probabilità, del processo ad Oakland intentato da 29 Stati, con la richiesta di un risarcimento fino a 1400 miliardi firmata da California, Colorado, Kentucky e New Jersey. “Il modello statunitense, fondato sul risarcimento economico, offre una risposta parziale a un problema strutturale: nessuna somma di denaro, per quanto ingente, è in grado di modificare il funzionamento degli algoritmi che ogni giorno tengono milioni di minori incollati agli schermi”, commenta Antonio Affinita, direttore generale del Moige (Movimento genitori italiani) interpellato da ilfattoquotidiano.it.

L’accordo extragiudiziale, il comunicato con oneri imprevisti e l’appello ai rivali

La casa madre di Facebook e Instagram sulla carta assume impegni degni di nota: limiti di tempo giornalieri per gli adolescenti, blocchi notturni, notifiche silenziate, like nascosti. E’ previsto il pagamento di circa 18 miliardi di dollari agli Stati americani, in 10 anni, per sostenere la sicurezza online dei giovani. Una parte della somma, tuttavia, verrà versata solo a due condizioni, rovesciate sulla concorrenza: anche Google e TikTok devono accettare limiti per proteggere i fanciulli, oltre a contribuire alla somma miliardaria negoziata da Meta con i procuratori generali. Ecco l’appello ai competitors, lanciato dal responsabile legale CJ Mahoney nel comunicato ufficiale di Menlo Park: “Poiché gli adolescenti utilizzano con disinvoltura decine di app diverse, abbiamo bisogno di una soluzione a livello di settore. Pertanto, invitiamo i nostri concorrenti, TikTok e YouTube, ad implementare immediatamente questo nuovo quadro normativo”. Insomma, la stretta sui minori deve riguardare la galassia social network, non solo i pianeti Facebook e Instagram.