Si ricomincia. Per non fermarsi più. La notizia della chiusura, dopo oltre mezzo secolo, della Casa della frutta di corso Vercelli angolo via Palestrina, pubblicata sulle pagine de La Stampa, ha provocato una sollevazione popolare a Torino Nord. Un’ondata di attestati di stima e di affetto di fronte alla quale i fratelli Stefano e Roberto Sibona, titolari dell’attività, altro non hanno potuto fare se non riconsiderare la propria decisione. Niente più chiusura e pensione rimandata: alle 9 di questa mattina la Casa della frutta sarà regolarmente aperta, come lo è sempre stata dagli Anni 70. La decisione di chiudere «Lo ammetto, eravamo stanchi, poi il caldo di fine luglio ci ha mentalmente e fisicamente stremati - spiega Stefano Sibona, che di anni ne ha 67 -. Avevamo bisogno di riposo e abbiamo detto basta: ci fermiamo con le vacanze estive, poi venga qualcun altro al nostro posto. Non lo avessimo mai fatto. È stato un martellare di messaggi dei nostri clienti, tutti a chiederci di ripensarci. Che poi hanno ragione: cosa saremmo andati a fare? Siamo contadini, due giorni fermi e ci saremmo annoiati. Troppa nostalgia».

L’ondata di affetto dei clienti Una scelta non facile per chi ragionava sulla pensione e invece si sveglierà ancora alle quattro e mezza del mattino per andare ai mercati generali. E Roberto, 62 anni, continuerà ad allestire il negozio prima dell’apertura: «Questo capita quando il lavoro è la tua vita. I nostri clienti hanno fatto il resto. Dopo tanti anni molti di loro sono innanzitutto amici. Stare tra la gente è così bello che poi separarsi da loro diventa impossibile. C’è chi ci ha ringraziati per esserci stati sempre, anche durante il Covid, chi per aver offerto un servizio sempre perfetto, chi per aver difeso un’attività di livello in un quartiere non facile». «Un negozio diverso da tutti gli altri» Lo conferma Domenico Sinisi, pensionato di 63 anni che almeno tre o quattro volte la settimana fa la spola tra via Pergolesi e via Palestrina angolo corso Vercelli. «Un fulmine al ciel sereno, un dispiacere immenso - confessa dopo lo scampato pericolo -, ero in vacanza e ho letto sui social l’annuncio della chiusura. Ma come? Ci eravamo salutati con la promessa di rivederci a settembre. Mi sono sentito smarrito, perché la Casa della frutta è un negozio diverso da tutti gli altri. Stefano e Roberto il loro mestiere lo conoscono alla perfezione, è gente del Roero che tra gli alberi ci è cresciuta, che sa offrire qualità per tutte le tasche e che all’occorrenza ti consiglia anche di non comprare, di passare un altro giorno se i prodotti non sono all’altezza. Bene così, allora. Anche perché senza di loro chissà chi sarebbe arrivato». «Il cuore pulsante dei nostri territori» Quello dei fratelli Sibona non è un ripensamento momentaneo, un extra time prima di tornare a farsi irretire dal pensiero della pensione. «Oggi siamo aperti e aperti restiamo» garantiscono entrambi. Un annuncio che rende felici anche Comune e Circoscrizione, al di là degli schieramenti politici. «La dimostrazione - commenta l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino - che le attività di vicinato sono il cuore pulsante dei nostri territori, da difendere e da promuovere. Che è poi la strategia che la nostra Amministrazione ha adottato fin dall’inizio. Da figlio di commercianti so benissimo come il rapporto con i clienti può andare ben oltre la domanda e l’offerta: un negozio è amicizia, è fiducia, è presidio in zone non semplici come alcune delle nostre periferie». «E allora - aggiunge il presidente della Circoscrizione 6, Valerio Lomanto di Fratelli d’Italia - vanno accompagnati di più e meglio, anche per non sconvolgere ulteriormente il tessuto economico dei nostri quartieri. Bene che la Casa della frutta non chiuda, che possa restare con le sue vetrine a illuminare quell’angolo di Barriera di Milano. Senza più la preoccupazione che, abbassate le serrande, si aprisse un altro buco nero a Torino Nord».