Nella Roma pre-Covid uno degli ultimi casi a fare rumore fu quello di Dino e Bruno Mattei, titolari di uno storico alimentari in via Otranto, nel quartiere Prati. La “norcineria” aperta dal 1920 chiuse a un passo dal centenario, nel 2019. «Non è più la Prati di una volta», fu il commento amaro, insieme alla denuncia di un rione «ormai pieno di minimarket che rivendono qualsiasi cosa e aperti a tutte le ore». Al loro posto ha aperto una pizzeria al taglio. Una parabola profetica.

L’evoluzione

La pandemia infatti ha solo accelerato la tendenza a comprare tutto o quasi online. Nel giro di pochi anni si sono scoperti vecchi perfino i centri commerciali, che a loro volta avevano già assestato un bel colpo alle botteghe storiche. Nell’epoca del fast fashion che senso hanno i calzolai capaci di rimettere a nuovo un paio di scarpe ormai logore? Idem per le rivendite di abbigliamento, i ferramenta o le mercerie. Tutti falcidiati dai colossi del commercio online. L’elenco è lungo. Nella Capitale, l’ultimo ad arrendersi è stato il “re dei frullati” Pascucci, in via di Torre Argentina: chiuso in estate, al suo posto c’è un minimarket, con il Municipio I che ha presentato un esposto per fare chiarezza. A maggio, sempre a Roma, aveva chiuso i battenti il negozio di biancheria Di Nepi, dal 1971 a largo Ravenna. «Oggi sopravvivono solo i ristoranti» aveva detto il proprietario, Massimiliano Di Nepi. In grossa crisi anche le rivendite di giocattoli. A marzo, dopo 45 anni ha chiuso lo storico negozio “Ciuff Ciuff” del quartiere Appio Latino. Ad aprile, giù le serrande di “Zio Charly Giocattoli”, aperto dal 1963 a Monte Mario. Poi ci sono le storie personali, come quella del forno Cioccoloni, da oltre 40 anni a Torrevecchia, periferia nord-ovest della città. «Nessuno della mia famiglia avrebbe portato avanti l’attività» disse il proprietario Alfredo Cioccoloni mentre annunciava il passo indietro, sul finire dell’anno scorso.