Le opposizioni: tempi troppo stretti dopo essere stati messi da parte per mesiRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciUna road map a tappe forzate, quella fissata dal centrodestra per l’approvazione della risoluzione sull’autonomia differenziata. Un’accelerata dovuta soprattutto a due necessità concentriche interne alla Lega: quella di dare un segnale in senso nordista, ora che il partito è diviso sulla linea politica da seguire per recuperare consensi, e quella di fare il possibile perché la svolta autonomista sia definitivamente approvata entro la fine del mandato di questo Governo. Da qui la seduta di commissione tenutasi ieri al Pirellone, con un netto anticipo della ripresa dei lavori del Consiglio regionale rispetto a quanto accaduto negli anni scorsi. Un fatto che non è piaciuto alle opposizioni: "Dopo che per mesi il Consiglio regionale è stato tenuto all’oscuro del lavoro in corso tra Governo, Parlamento e Giunta sull’autonomia, arriva una convocazione in tempi ristretti, con l’obiettivo di approvare il 10 settembre in Aula la risoluzione con la quale si esprimerà parere favorevole alla conclusione dell’intesa con lo Stato – attacca Michela Palestra, capogruppo del Patto Civico –. È davvero scandaloso e irrispettoso che il Consiglio regionale, prima volutamente messo da parte, sia chiamato a esprimersi sull’autonomia in tempi così stretti". "Sul piano del metodo non ci siamo – rimarca Onorio Rosati, consigliere di AVS –. Tempi troppo ristretti". Di fronte a tali rimostranze, la tabella di marcia è stata leggermente rivista: "Prendiamo atto della critica sui tempi – ha fatto sapere, durante la seduta, il leghista Giovanni Malanchini (in foto), presidente della Commissione Autonomia –. Diamo tempo per la presentazione degli emendamenti fino alle 12 di lunedì, poi saranno votati durante la seduta di commissione di mercoledì 2 settembre. Quanto alle audizioni, non c’è spazio per organizzarne di nuove. C’è la necessità di portare questo atto in Consiglio il 10 settembre". Presenti alla commissione, in videocollegamento, gli assessori regionali Guido Bertolaso (Welfare) e Simona Tironi (Istruzione, Formazione e Lavoro). Come noto la preintesa sull’autonomia riguarda 4 materie: previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni. Da parte sua Bertolaso ha spiegato: "Nessuna autonomia totale, ma avremo più flessibilità nell’utilizzare le risorse del fondo sanitario nazionale e potremo intervenire sulle retribuzioni degli infermieri adattandole al costo della vita in Lombardia". Tironi ha invece puntato sulla "previdenza complementare, con "un fondo regionale che sia aggiuntivo rispetto a quello nazionale". Dopo quelle sul metodo, dalle opposizioni anche critiche sul merito: "Non vorremmo si aprisse la strada a ulteriori differenziazioni nell’accesso e nei costi delle prestazioni sanitarie" dichiarano Angelo Orsenigo e Marco Carra dal Pd. "Nessuna riforma, ma una bandiera per la Lega da sventolare a Pontida" attacca Nicola Di Marco (M5S). "Temiamo che la gestione finanziaria della sanità a livello lombardo sia la premessa per una sua ulteriore privatizzazione" fa sapere Rosati.
L’accelerata tra le polemiche. Autonomia, la Lega ora corre: "In Consiglio il 10 settembre"
Le opposizioni: tempi troppo stretti dopo essere stati messi da parte per mesi








