Le pre-intese sull’autonomia differenziata promosse dal ministro Roberto Calderoli hanno acceso qualcosa di più di una polemica estiva: sul neo regionalismo si misurano i primi fuochi della prossima campagna elettorale con la Lega che preme per dare risposte ai suoi territori originari e il rilancio della retorica «Spacca-Italia» da parte del centrosinistra.
Ieri il Carroccio ha risposto all’annuncio del leader pugliese dem Antonio Decaro di predisporre un nuovo ricorso alla Consulta contro le pre-intese con due dei suoi uomini più in vista, Alberto Stefani e Attilio Fontana, governatori di Veneto e Lombardia. Di fatto la querelle si presterà ad una lettera politica ma è la spia anche di un cortocircuito istituzionale che riguarderà le prossime riunioni della Conferenza delle regioni.
Le dichiarazioni di Stefani sono la spia di come le pre.intese siano una battaglia identitaria dei staliniani: «Sono veramente stupito di questa reazione, da Decaro me lo aspetto perché forse la sua appartenenza politica lo deve indurre ad utilizzare questo sistema per cercare di creare un po’ di consenso». «Mi stupisco - ha argomentato il giovane presidente veneto - perché nella vita di tutti i giorni noi ci rendiamo conto del valore dell’autonomia: non comporta svantaggi ad altri ma presenta, laddove la si applica in modo corretto, vantaggi ai territori». «Fa strano sentire queste dichiarazioni - ha puntualizzato ancora - ma d’altra parte il centrosinistra ha cercato di ostacolare la legge quadro sull’autonomia in tutti i modi. Ero in prima Commissione dove era arrivata la legge quadro nel 2024 e ho assistito a oltre 300 ore di ostruzionismo, di parlamentari che si collegavano da qualsiasi parte del Paese pur di bloccare il processo dell’autonomia». Stefani ha invitato a guarda avanti: «D’altra parte la Corte costituzionale è già intervenuta. Vorrei anche ricordare a Decaro e agli altri governatori di centrosinistra che in realtà questo processo di autonomia è reso possibile proprio dalla loro riforma costituzionale, la riforma 3 del 2001, che ha novellato l’articolo 116 della Costituzione che ci ha permesso oggi di arrivare a questo percorso, che permetterà al Veneto di ottenere quattro materie importanti». E sull’allarme sanità lanciato da Decaro ha replicato in maniera circostanziata: «Il Fondo sanitario nazionale? Quando lo spendiamo, spendiamo una parte, non possiamo reinvestire i risparmi, quantomeno non possiamo nemmeno utilizzare alcuni capitoli di spesa, perché sono vincolati». Poi la stoccata di Stefani alla Puglia e a Decaro, alle prese con un buco di 349 milioni: «Credo che una regione virtuosa, una regione che sa essere efficiente, se ha delle possibilità di spesa è giusto che le possa utilizzare per garantire il diritto alla salute ai cittadini. E questa è la grande battaglia che noi abbiamo fatto e che continuiamo a fare».











