Al via del processo, poco più di una settimana fa, molti analisti si erano affrettati a definirlo "il caso giudiziario che potrebbe cambiare per sempre i social network". Quello che probabilmente non si aspettavano è che si sarebbe giunti a un accordo molto prima del previsto: Meta, il colosso dei social plasmato da Mark Zuckerberg (proprietario fra l’altro di Facebook, Instagram e WhatsApp), verserà 16,7 miliardi di dollari nell’ambito di un patteggiamento con 29 stati americani, tra cui California, Colorado, Kentucky e New Jersey.

La società era accusata di aver creato dipendenza dai social nei ragazzi, o meglio, di aver scientemente costruito l’architettura delle proprie app in modo da favorire l’uso compulsivo dei social, soprattutto nei minori e negli adolescenti. Alla notizia dell’agreement, riportata ieri pomeriggio dall’agenzia di stampa Bloomberg, il titolo di Meta è schizzato di oltre il +4% nel premercato.

Secondo quanto stabilito nell’accordo, che dev’essere ancora ratificato dal giudice del tribunale federale di Oakland (sede di svolgimento del processo), la società madre di Facebook e Instagram dovrà apportare modifiche significative alla configurazione dei prodotti destinati agli utenti più giovani: tra le misure previste rientrano lo stop all’uso delle proprie applicazioni durante le ore notturne e l’introduzione di un limite di due ore all’uso giornaliero cumulativo delle app del gruppo. Meta ha promesso, inoltre, di potenziare i sistemi di verifica dell’età per impedire ai minori di accedere a contenuti inappropriati e di fornire ulteriori strumenti di controllo ai genitori. L’intesa, è bene sottolinearlo, non contiene alcuna ammissione di colpa da parte del gigante di Zuckerberg. Il processo si conclude, di fatto, senza una sentenza di merito, e lascia sul tavolo proprio l’elemento più dirompente della vicenda: l’intervento concreto sul funzionamento delle piattaforme. Senza una sentenza al riguardo, il cambiamento non potrà essere obbligatorio e monitorato nella pratica, ma saranno necessari altri processi ed eventuali altre dimostrazioni di danni a minori in futuro.