Secondo il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, le superpotenze stanno finalmente scoprendo i loro limiti. La Russia pensava di poter piegare l’Ucraina in pochi giorni e gli Stati Uniti hanno creduto che la superiorità militare sarebbe bastata a costringere l’Iran alla resa. Entrambe hanno scoperto che la potenza militare consente di colpire, ma non garantisce il risultato politico cercato. Nell’intervista concessa al Financial Times, mentre si prepara a lasciare l’incarico dopo dieci anni, Guterres fa una diagnosi corretta, ma incompleta. Se le grandi potenze possono mettere alla prova i limiti del diritto internazionale senza preoccuparsi di danneggiare la loro reputazione, è anche perché l’ONU ha toccato sotto il suo mandato uno dei punti più bassi della propria influenza politica. Le Nazioni Unite hanno guardato impotenti Vladimir Putin scoperchiare il vaso di Pandora della logica di potenza e Donald Trump gettarne il coperchio.

Chiariamo subito: le Nazioni Unite non hanno mai avuto la pretesa di manipolare le superpotenze, ma di arginarle, sì. Durante la Guerra fredda Washington e Mosca combatterono per procura, senza tanti scrupoli: rovesciarono governi e usarono il veto per proteggere i propri alleati. La Carta, che vieta l’uso della forza, salvo per legittima difesa o su autorizzazione del Consiglio di sicurezza, costrinse però Unione sovietica e Stati Uniti a confrontarsi con la grammatica diplomatica costante. Un linguaggio comune in una sede pubblica, davanti agli occhi del mondo. Anche quando avevano già deciso come agire, russi e americani passavano dal Palazzo di Vetro per cercare la copertura di una risoluzione o bloccarne una contraria, lasciando agli atti le rispettive responsabilità. Procedere senza mandato restava possibile, ma comportava un costo diplomatico e giuridico visibile.