L'Onu e l'architettura della diplomazia multilaterale sono stati messi a "dura prova" negli ultimi anni, affrontando tre grandi "stress test" subito dopo la fine della pandemia: l'invasione russa dell'Ucraina, la guerra a Gaza ed il nuovo approccio del presidente americano Donald Trump che "ha messo in discussione, anche con un taglio dei finanziamenti, i principi dell'azione dell'Onu in tanti settori, in particolare quelli dello sviluppo e del clima".
"Il sistema delle Nazioni Unite necessita di una riforma profonda - su ciò siamo tutti d'accordo e la scossa americana è stata in tal senso utile, ma il ruolo delle Nazioni Unite e del suo organismo politico operativo, il Consiglio di sicurezza, resta insostituibile".
Con queste parole l'ambasciatore Maurizio Massari, nel corso di una conversazione con l'ANSA, sintetizza la sua esperienza degli ultimi quattro anni come rappresentante permanente dell'Italia al Palazzo di Vetro. Un incarico che ha chiuso la sua lunga carriera al servizio dell'Italia nel mondo, 40 anni di attività diplomatica, dalla Russia agli Stati Uniti, ai Balcani, al Medio Oriente, all'Ue. Un impegno coronato da momenti esaltanti, tra cui il sì dell'Europa alla prima forma di debito comune per ripartire dopo il Covid, ma caratterizzato anche da episodi bui: il più buio, la tragica morte di Giulio Regeni in Egitto, un giorno di gennaio di dieci anni fa, quando Massari guidava la rappresentanza italiana al Cairo.






