C'era una volta l'Onu.
E, oggi, che il mondo ne avrebbe davvero molto bisogno, facciamo fatica a trovare una traccia del suo lavoro, del suo esempio o anche, semplicemente, un risultato davvero concreto e solido della sua opera, tra le tante emergenze di questa epoca di profonda crisi politica e culturale.
La settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che, per tradizione, si svolge a settembre al Palazzo di vetro di New York, ha riproposto l'antico dilemma sulle reali capacità dell'Onu di incidere sulle guerre e le tensioni che percorrono trasversalmente il mondo, ma anche soltanto la capacità delle Nazioni Unite di rispettare il mandato per garantire la pace, la giustizia, il rispetto dei diritti umani e l'uguaglianza nel mondo, lottare contro la povertà e la fame, combattere i cambiamenti climatici e favorire una corretta educazione. La differenza in questa edizione è che questa domanda sul ruolo dell'Onu si ripropone nel momento storico in cui il mondo sembra andare alla deriva, gli equilibri geopolitici cambiano in maniera violenta, la guerra in Ucraina subisce un'ulteriore escalation e a Gaza Israele tira dritto senza curarsi dei morti civili e delle richieste di mezzo mondo per una tregua. Trump, oggi, nel suo discorso dal podio dell'Onu ha detto di aver fermato sette guerre... Non sembra proprio che questo sia accaduto in Ucraina e in Medio Oriente, nonostante le sue promesse in campagna elettorale.









