La leadership politica e intellettuale cinese si sente molto sicura di sé. A differenza di quella occidentale. Xi Jinping snobba persino le sanzioni minacciate da Trump a chi aiuta l’Iran. Un po’ di buone ragioni le hanno: le elenca, in un articolo del 25 agosto, Wang Wen, preside dell’Istituto per gli Studi Finanziari e vicepresidente della Scuola della Via della Seta all’Università Renmin (di élite).
Il suo riassunto di come è cambiata la percezione cinese della competizione con gli Stati Uniti dal debutto di Trump alla Casa Bianca è questo: «Ho passato un decennio osservando la (nostra, ndr) visione variare, da allarme reale nel 2017 a qualcosa di più vicino a un’alzata di spalle oggi». Pechino si sente forte e considera Washington in via di indebolimento. Per quattro ragioni, sostiene Wang. Primo, Trump ha minato il sistema di alleanze americano: «Nel primo termine ha sbatacchiato il mobilio di Washington. Nel secondo sta demolendo la casa».
Secondo, «La sua durezza è una tattica negoziale, non una crociata»: lo si è visto quando ha imposto dazi del 145% alla Cina ma poi ha fatto marcia indietro per l’opposizione interna. Terzo, la pressione americana non ha limitato i cinesi, anzi: di fronte alle sanzioni, le imprese hanno iniziato a fare tutto in casa e ora l’umore si è capovolto, si è scoperto che «le sanzioni sono parecchio utili a costruire le cose che intendevano impedire». Quarto, la politica americana sbanda a ogni elezione mentre quella cinese produce un piano ogni cinque anni, senza scossoni tra l’uno e l’altro (in realtà questa può essere più una debolezza che una forza). «Somma questi quattro punti e ciò che ottieni è, più che un argomento, un mood di rilassata, tranquilla fiducia in sé stessi». Wang ammette che gli Stati Uniti hanno ancora vantaggi sulla Cina: sistema finanziario, università, Difesa; ma dice che la tendenza è a chiudere il gap. Questo approccio trascura le distorsioni dell’economia cinese e dimentica la probabilità che il centralismo del Partito Comunista possa fare sbandare il Paese (come nei casi della politica del figlio unico, dei lunghissimi lockdown durante il Covid, della bolla immobiliare). È che la fiducia attutisce i dubbi. «Dieci anni fa, molti di noi avevano una visione ammirata, quasi idealizzata dell’America. Quella è andata», chiosa Wang. Arrogante? Forse, ma soprattutto da studiare.











