Paesaggi innevati, burrasche, scene di vita contadina, nature morte. Sono alcuni temi de 'I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa', prima grande mostra in Italia dedicata alla dinastia fiamminga, attesa a Milano, a Palazzo Reale, dal 29 settembre al 31 gennaio. Il percorso organizzato da 24 Ore Cultura - Gruppo Il Sole 24 Ore e ideato da Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Striolo, accoglierà una novantina di opere, tra pitture, stampe, disegni. Protagonista la 'dinastia' di maestri che ha contribuito in modo decisivo alla nascita dei futuri generi pittorici. Soffermandosi sul ruolo centrale del 'brand Brueghel' in un Seicento segnato da nuovi mercati, pubblici borghesi e crescente specializzazione artistica, la mostra segue Pieter Bruegel il Vecchio, Pieter Bruegel il Giovane e Jan Bruegel il Vecchio, lo spirito cosmopolita alla conquista di prestigiose committenze. "La mostra - anticipa all'ANSA Bernard Aikema - si inserisce nella triade programmatica che ho concepito per Palazzo Reale che ha già ospitato Dürer e Bosch. Il percorso propone una mia visione su un momento cardinale della cultura europea. Si tratta del largo Cinquecento, inteso il momento della storia europea, dal 1460-70 al 1620, che noi siamo abituati a chiamare Rinascimento, paradigmatico nella storia culturale dellEuropa, i cui effetti si ripercuotono sul nostro modo di vedere il mondo. Secondo l'idea convenzionale, il Rinascimento sarebbe ancora caratterizzato da un interesse per il classico e per l'individuo. L'altra idea è che questo Rinascimento nasca in Italia per espandersi poi in tutta Europa. Credo sia proprio così". Per Aikema a muovere il Cinquecento sono due concetti: "una nuova mobilità di persone e idee, che prima non esisteva, e la curiosità". Per la prima volta il modello fisso aristotelico di un mondo cristiano, predestinato nelle sue idee, si apre verso una curiosità per ciò che è diverso. "Non a caso il Cinquecento - prosegue Aikema - è il secolo delle scoperte. Nell'arte si assiste a una diversificazione di fonti, idee ed espressioni artistiche che fa sì che il pubblico si misuri con una nuova curiosità. Queste novità non nascono solo in Italia, ma anche in Germania, nei Paesi Bassi, in Spagna, Francia". La scelta di Pieter Bruegel e della sua stirpe è dovuta al fatto che questi pittori "rivoluzionano l'idea stessa della pittura europea, presentando una novità alternativa al Rinascimento, un altro Rinascimento, idea alla base della mostra". L'esposizione vuole testimoniare come vi siano "altre alternative altrettanto innovative e non sempre necessariamente italocentriche che segnano questo secolo". Bruegel il Vecchio era uno dei più grandi autori di stampe dei suoi tempi. Pieter Bruegel è uno dei più grandi innovatori del paesaggio in Europa. "Attraverso disegni spettacolari, ripresi dagli esempi di Domenico Campagnola, la mostra evidenzia come anche Bruegel ha guardato al modello tizianesco". "Avremo a Palazzo Reale - anticipa Aikema - opere di Jan Bruegel, artista un po' sottovalutato e invece grande innovatore. Da lui nasce l'idea dei generi pittorici, il paesaggio, la pittura di genere, il ritratto. E poi una magnifica natura morta di fiori dall'Ambrosiana. Jan Bruegel è stato in Italia per molti anni e ha avuto contatti di mecenatismo con il cardinale Federico Borromeo, grande collezionista. Avremo anche nuclei importantissimi dal Kmska di Anversa, una grande Battaglia di Jan Bruegel, un 'Paesaggio con il giovane Tobia' dalla Collezione Liechtenstein di Vienna e poi, del figlio di Jan Bruegel, 'Il Trionfo della morte' con l'esercito di scheletri che entra nel mondo, figure che si nascondono, si oppongono, corrono per l'ultimo istante". L'appuntamento milanese restituisce una panoramica che non si esaurisce con l'ultimo Bruegel, ma che "mostra come il modello dei generi pittorici diventi un sistema di specialismi di pittori soprattutto nei paesi Bassi, ma anche in Spagna". "L'opera di Bruegel trova un suo parallelo in Italia piuttosto spettacolare con la produzione della dinastia dei Bassano. Jacopo e i suoi figli propongono, dal 1560-70 in poi, uno stile incentrato su piccole figure tozze non classicistiche in paesaggi collinosi che hanno molto a che fare con le novità bruegeliane. Per la prima volta illustriamo questi rapporti chiarissimi in una mostra che non presenterà l'artista Pieter Bruegel in termini strettamente filologici, ma in un contesto europeo basato su un'idea che lo ispirava.