di
Federica Nannetti
La denuncia della mamma di un 16enne che frequenta un istituto dell'Appennino Bolognese. Il ragazzo, rimandato in tre materie, ha deciso di non presentarsi agli esami di riparazione
Ce l’ha messa tutta; anzi, lui e la sua famiglia ce l’hanno messa tutta, nonostante quella diagnosi pesantissima, pur di curarsi e di studiare insieme, pur di non rinunciare a una delle due. C’era il Covid, alle spalle, che aveva dimostrato la possibilità di fare lezione da casa, c’è l’istruzione domiciliare, e su questi diritti Gioele (nome di fantasia, ndr) e i suoi genitori hanno creduto di poter contare. Ma di fronte si sono trovati «un muro invalicabile di burocrazia, disorganizzazione» e di «indifferenza». Che è ciò che fa più male e «rende il cuore pesante» a una mamma, decisa a far conoscere la sua storia «di diritto allo studio negato e di fallimento dell’inclusione scolastica» purché non ricapiti più a nessuno. Suo figlio, tra mille difficoltà rimandato in tre materie, alla fine ha preso una decisione «di dignità»: ha deciso di non presentarsi agli esami di riparazione e di ripetere l’anno, nella stessa scuola che per mesi non gli ha quasi mai rivolto «un umano “come stai?”».







