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12 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 19:16
“Non chiediamo la luna, ma solo l’istruzione domiciliare prevista dalla norma per i casi come mio figlio. Abbiamo bussato a ogni porta, ma abbiamo trovato un muro, al punto che siamo stati costretti a diffidare la dirigente”. A raccontare questa vicenda è Nadia Trotta, mamma di Christian, 15enne affetto dalla forma più grave di atrofia muscolare spinale. Dalla prima elementare alla terza media ha potuto fare lezione da casa. Lo scorso gennaio si è iscritto al liceo classico Perito Levi di Eboli, presentando tutta la documentazione necessaria affinché la preside potesse attivare il servizio previsto per i casi come il suo. Il 15 settembre, al suono della prima campanella, Christian si è presentato in classe, ma dopo quattro giorni non ce l’ha fatta. Il suo fisico, troppo debole, non gli ha permesso di proseguire in presenza. Da quel momento è stata una via crucis.
Nelle prime settimane gli sono state assegnate due docenti di sostegno che – a detta di quanto riferito dalla dirigente Laura Maria Cestaro alla mamma – non hanno dato la disponibilità a recarsi a casa. In un secondo momento è stata individuata una sola supplente per nove ore settimanali, che non è mai entrata in servizio sul caso, in attesa che si trovasse anche la seconda professoressa per completare il quadro orario di 18 ore complessive. Il 26 settembre scorso si è tenuto il Gruppo di lavoro operativo (Glo) che ha redatto il Pei (Piano educativo individualizzato) di Christian, ma nessuno si è fatto vivo a casa sua. Tutto rinviato a un altro Glo previsto il 29 ottobre. Insomma, sistemate le carte (come spesso accade), poi tutto è rimasto come prima. “In queste ore sono stata convocata dalla scuola – spiega Trotta –. Non so ancora se il tutto sarà risolto. Avevo chiesto di far venire a casa almeno la docente che ha nove ore, ma niente da fare. Hanno cercato di ridurre anche le ore di sostegno. Eppure, già lo scorso mese di gennaio avevo fatto richiesta alla preside dell’assistenza domiciliare”.








