ODERZO (TREVISO) - A scuola non ci vuol proprio più tornare: il 15enne vessato dai compagni di classe chiederà di poter terminare l'anno scolastico seguendo le lezioni online oppure studiando da privatista. «Mio figlio – dice la mamma – dopo che alcuni suoi compagni l'hanno minacciato e costretto a spogliarsi nei bagni della scuola, in quell'istituto non ci vuole più tornare. Adesso stiamo vedendo come meglio poter fare, una soluzione potrebbe essere quella di seguire le lezioni on line». I genitori del teenager che frequenta un istituto superiore opitergino sono intenzionati a denunciare i tre ragazzi che, secondo quanto riferito dal loro figliolo, l'hanno costretto a seguirli in bagno e dopo averlo insultato, l'avrebbero obbligato a denudarsi. L'episodio è avvenuto qualche giorno fa. A scuola in direzione l'hanno saputo subito e hanno avviato le necessarie verifiche.
«Stiamo svolgendo tutti gli approfondimenti necessari – dice il dirigente scolastico – tuttavia va precisato che l'episodio non è avvenuto durante le ore di lezione bensì in ricreazione. Inoltre a noi non risulta che i ragazzi si fossero chiusi dentro in bagno, i servizi igienici erano aperti». La direzione non intende commentare, vuole approfondire. Una fonte dice pure che il ragazzo non sarebbe stato costretto a denudarsi. Insomma in questa vicenda nulla può esser dato per scontato, tanto più che i protagonisti sono minorenni e dunque vanno adottate tutte le necessarie cautele. La mamma del giovane, da noi contattata, conferma che comunque la famiglia intende procedere con la denuncia alle autorità. «Siamo già stati dai carabinieri – dice la donna – i quali ci hanno chiesto di riflettere bene prima di fare una denuncia. A mio marito e a me non pare ci sia poi così tanto da riflettere. Nostro figlio è stato accusato da alcuni suoi compagni di aver rubato dei soldi, l'hanno costretto a entrare nei bagni, a togliersi i vestiti. Per fortuna è arrivato un ragazzo più grande che ha visto tutto e ha evitato il peggio. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per aver difeso nostro figlio. Però era preferibile che davanti a quella scena fosse corso subito a chiamare un insegnante, comunque un adulto».








