ROMA – L’impegno è quello di restaurare quasi 5 milioni di ettari entro il 2030 – un'area pari a quasi 7 milioni di campi da calcio – con tre progetti-pilota assegnati, con l’obiettivo di ripristinare aree coltivabili per un totale di un miliardo di ettari entro il 2030. L'ONU ha oggi assegnato tre nuovi progetti di punta per la Restaurazione Mondiale in Brasile, nella regione del Sahel e nel Regno dell'Arabia Saudita. Le iniziative serviranno per il ripristino di ecosistemi degradati che affrontano siccità, desertificazione e cambiamenti climatici e sono guidate congiuntamente dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO).

C’è in ballo la sicurezza alimentare. "Restaurare la terra degradata del mondo – ha detto il direttore generale della FAO, il cinese QU Dongyu – deve diventare la nostra priorità se vogliamo raggiungere gli impegni globali su sicurezza alimentare, neutralità nel degrado del suolo, biodiversità, diversità alimentare e crisi climatica. Ogni ettaro restaurato – ha aggiunto - è un passo verso un futuro più sostenibile".

Il ripristino degli ecosistemi porta benefici significativi per tutti. Ha aggiunto Inger Andersen, direttrice esecutiva dell'UNEP: "Investire in terreni sani è una delle nostre difese più forti contro queste minacce. Le tre iniziative riconosciute oggi dimostrano che il ripristino degli ecosistemi porta benefici significativi per tutti, inclusa la sicurezza alimentare, nuovi posti di lavoro e maggiore resilienza per milioni di persone".