Il rinvio della missione cinese Chang’e-7 al 2027 ha aperto una finestra inattesa per gli Stati Uniti nella nuova corsa alla Luna. Pechino punta a raggiungere per prima il polo sud lunare, che potrebbe rivelarsi strategico per le missioni future, e adesso Washington potrebbe sfruttare l’occasione per portarsi in vantaggio, ma le missioni lunari rimangono complesse e ogni fallimento rischia di causare ulteriori ritardi

A poche ore dal lancio, la Cina ha annunciato il rinvio della missione lunare Chang’e-7, spostando l’appuntamento “almeno” al 2027. Le autorità cinesi hanno motivato la decisione con la necessità di un “successo assoluto”, senza però fornire dettagli sulle cause tecniche del blocco. Si tratta di uno sviluppo importante nell’ambito della nuova corsa alla Luna tra Pechino e Washington, nonché della prima vera battuta d’arresto nel programma lunare del Dragone. Ora gli Usa hanno a disposizione una finestra per portarsi in vantaggio, ma non resterà aperta a lungo.

La missione Chang’e-7

Chang’e-7 è una missione pensata con l’obiettivo di mappare una precisa area della Luna. Il pacchetto prevede infatti un orbiter, un lander, un rover e una sonda hopper, pensata per muoversi saltellando sulla superficie, con l’obiettivo di esplorare il polo sud della Luna, compresi i crateri in ombra permanente dove potrebbero trovarsi riserve di ghiaccio d’acqua. È una delle regioni più ambite e meno conosciute del satellite naturale della Terra, tanto che a oggi solo l’India, con la missione Chandrayaan-3 del 2023, è riuscita ad atterrare in quell’area, mentre le missioni commerciali statunitensi che hanno tentato l’impresa hanno fallito. Se le stime sulla presenza di ghiaccio d’acqua venissero confermate, quell’area diventerebbe una risorsa strategica per l’approvvigionamento di ossigeno, acqua e propellente per le future missioni umane, riducendo la dipendenza dai rifornimenti dalla Terra.