Lo scaffale
Mario Lavia
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Questo volume curato da Danilo Breschi – “Conservatorismo nel terzo millennio – Ipotesi a confronto (Unint University Press)” – parte da una domanda che in sé ha qualcosa di provocatorio: che cosa significa oggi essere conservatori? Le risposte sono molte. Tanto che esistono conservatori persino progressisti e conservatori ultra-reazionari: d’altronde, si tratta una categoria antica e complessa.
Il libro, collettivo e agile, prova innanzitutto a liberare il conservatorismo dalla caricatura che lo identifica con la nostalgia, la restaurazione, la destra identitaria. Tra gli autori, tutti di livello, Luca Solari, condiviso sul punto dal curatore, scrive che «un conservatore si oppone non al cambiamento, ma alla disgregazione del vivere civile». E dunque, conservare non significa necessariamente tornare indietro. Anzi, Sergio Belardinelli, nella prefazione, parte da un’osservazione quasi elementare: conserviamo affetti, istituzioni, memoria, regole, persino oggetti, perché sappiamo che le cose sono destinate a finire. Se è così, siamo tutti, in qualche misura, conservatori.









