Da quanto è cominciata la guerra in Medio Oriente il governo di Giorgia Meloni ha finanziato in tutto dieci provvedimenti per ridurre temporaneamente le accise, cioè le imposte di importo fisso su ogni litro di carburante. In sei mesi ha speso così quasi 2 miliardi di euro (2,5 se si considerano anche gli sgravi accessori), una cifra sostanziosa, che per dare un’idea è quasi la metà di quanto stanziato per gli aiuti alla resistenza dell’Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, dunque in quattro anni e mezzo.

Lo sconto sulle accise è del resto una misura molto popolare tra chi usa l’auto per spostarsi e su cui il governo italiano ha puntato molto anche per la storica battaglia di Meloni, che quando era all’opposizione chiedeva di ridurre strutturalmente le accise, anche con modi scomposti e caricaturali. È per una questione soprattutto politica che il governo non sa bene come smettere di finanziare il provvedimento e continua a rinnovarlo di volta in volta, ignorandone però i molti problemi.

Sebbene in Italia le accise siano tra le più alte d’Europa, lo sconto sulle accise è comunque una misura discutibile sotto tanti punti di vista, dato che è costosissima e soprattutto non funziona nel suo obiettivo principale: calmierare il prezzo dei carburanti (cioè fissare un limite a quanto possono crescere), aumentato molto a causa del rincaro del petrolio dovuto alla guerra.