Il governo ha attuato un taglio delle accise sui carburanti, come diesel e benzina. Un modo per tentare di sostenere famiglie e imprese di fronte all’impennata dei prezzi alla pompa, figli della guerra in Medio Oriente, che non sta risparmiando quasi nessuna nazione produttrice di petrolio nel golfo Persico e che ha provocato anche la chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio marittimo fondamentale per la distribuzione di idrocarburi nel resto del mondo. Ma per quanto tempo rimarrà in vigore il taglio? Qual è il prezzo di tale manovra? E cosa sono, concretamente, le accise?La misura sarà applicata fino al primo maggioIn primo luogo, occorre sottolineare che la sforbiciata sui prelievi fiscali applicati ai carburanti è una misura temporanea. Il governo, infatti, aveva inizialmente previsto, attraverso un decreto legge approvato il 18 marzo scorso, entrato in vigore il giorno successivo, che il taglio venisse applicato soltanto per venti giorni, fino al 7 aprile. Ora, però, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge che proroga il taglio delle accise su benzina e gasolio, portando la durata della misura fino al 1 maggio.Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che al termine del Cdm ha dichiarato: “Abbiamo appena approvato un decreto legge, proroghiamo la riduzione delle accise già in essere, che scadrebbe il lunedì di Pasquetta, fino al 1 di maggio”. Secondo il ministro si tratta di una misura urgente per contenere almeno nell’immediato gli effetti dei rincari alla pompa.Nel frattempo i listini continuano a salire. Secondo le elaborazioni del Codacons sui dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del diesel al self ha superato i 2,1 euro al litro in nove regioni italiane, mentre sulla rete autostradale può arrivare fino a 2,137 euro al litro.I rischi della crisi internazionaleLa speranza dell’esecutivo, evidentemente, è che nel frattempo si possa giungere a un cessate il fuoco nella guerra cominciata il 28 febbraio da Stati Uniti d’America e Israele contro l’Iran e che, di conseguenza, il prezzo del petrolio possa tornare a scendere “naturalmente”.Difficile però ipotizzare che si riesca a tornare in breve ai livelli di appena pochi mesi fa: a dicembre il Wti, il valore di riferimento per il mercato petrolifero negli Stati Uniti, era di poco superiore ai 55 dollari al barile; oggi oscilla attorno alla barra dei 100 dollari. Il brent, standard utilizzato in Europa, Medio Oriente e Africa, era sceso sotto ai 59 dollari al barile nell’ultimo mese del 2025, mentre il valore attuale supera i 113 dollari.Inoltre, anche in caso di tregua o fine del conflitto in Medio Oriente, i danni a numerose infrastrutture potrebbero pesare sul medio-lungo periodo. Occorrerà dunque verificare quale sarà l’orientamento del governo italiano una volta scaduto il periodo di tre settimane. Fino a quel momento, in ogni caso, si potrà beneficiare del taglio, come affermato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo l’approvazione del decreto.Cosa sono le accise e come si forma il prezzo dei carburantiSi è deciso dunque di agire sulle accise. Queste ultime sono imposte indirette sulla produzione e sui consumi che possono essere applicate a determinate tipologie di prodotti. Oltre a quelle sui carburanti, esistono anche accise sul gas e sull’energia elettrica, che vengono applicate al momento del consumo, ovvero quando tali prodotti vengono resi disponibili agli utenti finali. Si tratta di una voce fondamentale dal punto di vista delle casse dello Stato, poiché il gettito per il Tesoro si aggira attorno ai 25 miliardi di euro all’anno soltanto per le imposte applicate sui carburanti. Mentre si arriva a 45 miliardi se si considerano anche gli altri beni sui quali gravano tali prelievi. Concretamente, l’incidenza sul prezzo alla pompa non è per nulla indifferente. Prima del taglio, infatti, le accise sui carburanti in Italia erano di 0,6729 euro al litro per benzina e gasolio e di 0,14727 euro al litro per il Gpl. Si tratta di costi che vanno ad aggiungersi al prezzo richiesto dal distributore, ovvero al prezzo della materia prima più il margine di guadagno degli operatori. In ultimo, a tutto ciò si aggiunge l’Iva che va a comporre il totale pagato realmente dal consumatore. Un esempio concreto: ipotizziamo un valore della materia prima di 0,5 euro al litro e un margine lordo per il distributore di 0,2 euro. Aggiungiamo l’accisa e il totale è di 1,372 euro al litro. Più 0,30 centesimi di Iva al 22 per cento si arriva a 1,674 euro.Quanto risparmiano concretamente i risparmiatoriL’Italia, sottolinea la rivista specializzata Quattroruote, applica storicamente accise particolarmente alte a livello europeo: “A febbraio 2026 il nostro paese era primo nella classifica di quelli con l’accisa più alta sul gasolio e sesto dopo Paesi Bassi, Danimarca, Grecia, Finlandia e Francia nella classifica di quelli con l’accisa più alta sulla benzina”.Dopo il primo decreto sui tagli, la quota, da 0,6729 euro al litro, era stata portata a 0,4729 euro per benzina e gasolio. Tenendo conto delle medie regionali in modalità self-service, una verifica di Staffetta Quotidiana ha indicato che il calo nel primo giorno di applicazione – il 19 marzo – si è aggirato intorno ai 14-15 centesimi al litro (meno perciò rispetto a quanto atteso). Circa 7 euro per un pieno da 50 litri, che però nelle ultime ore sembra già in riduzione.La manovra in sé costa oltre mezzo miliardo di euro: previsti tagli a economia, salute, infrastruttureUn sollievo parziale per i consumatori, ma un costo per nulla indifferente da un punto di vista delle finanze pubbliche. La proroga della misura fino al primo maggio ha un costo stimato intorno ai 500 milioni di euro, come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo il governo, circa 200 milioni deriverebbero da un aumento del gettito Iva legato proprio ai rincari dei carburanti, mentre altri 300 milioni sarebbero recuperati da risorse legate al sistema europeo Ets sulle emissioni di CO2 non ancora utilizzate.Già il decreto governativo del 18 marzo precisava che la manovra valeva 527,4 milioni di euro e che il reperimento di tali somme avrebbe comportato tagli pesanti per numerosi ministeri. In primo luogo per quello dell’Economia e delle Finanze, con una perdita di 127,5 milioni, quindi per quello delle Infrastrutture e dei Trasporti (-96,5 milioni) e per la Salute (-86,05 milioni). A ciò si aggiungono sforbiciate comprese tra 25 e 30 milioni anche per Esteri, Istruzione, Interni, Università e ricerca, Agricoltura e Cultura.Occorrerà dunque verificare concretamente se e quali conseguenze tali tagli comporteranno, anche per gli stessi consumatori. Per questa ragione, c’è chi, dopo il primo decreto, ha criticato la manovra del governo, proponendo alternative: è il caso della Federazione europea per il trasporto e l'ambiente, Transport & Environment, il cui direttore Andrea Boraschi ha consigliato di “non replicare gli errori del 2022” e di guardare piuttosto “all’esempio della Spagna” che in questi anni è riuscita a contenere i costi dell’energia al consumo investendo sulla transizione verso le fonti rinnovabili.Le possibili alternative e il “modello spagnolo”Tre anni fa, infatti, “quando le politiche per calmierare il caro carburanti costarono, in soli 9 mesi, oltre 7 miliardi e mezzo di euro pubblici, e non cambiarono di una virgola i problemi del paese. Che infatti si ripresentano identici, e che possono riassumersi in una formula: una cronica dipendenza dall’importazione di combustibili fossili”, ha spiegato l’esperto.Al contrario, prosegue Boraschi, occorrerebbero misure più strutturali: “Il governo Sanchez ha varato un piano anticrisi di 5 miliardi, con cui si interviene anche sui consumi elettrici: in totale, la riduzione della pressione fiscale sull'elettricità sarà pari al 60 per cento. Misure sono previste anche per l’Iva sui carburanti, che passerà dal 21 al 10 per cento, con un risparmio effettivo fino a 30 centesimi al litro. Agricoltori, allevatori, pescatori e autotrasportatori beneficeranno di uno sconto di 20 centesimi per litro di carburante, per evitare di trasferire sui beni di largo consumo il caro energia”.E ancora, il governo di Madrid in questi anni “ha previsto sconti straordinari sul bonus sociale elettrico e rafforzamento del bonus sociale termico, proroga del divieto di interruzione delle forniture essenziali per le famiglie vulnerabili. E misure strutturali per la transizione energetica, come deduzioni fiscali per l'installazione di pannelli solari, punti di ricarica per veicoli elettrici, pompe di calore e climatizzazione degli edifici; nonché incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici, l'autoconsumo e per le cooperative energetiche”.L’Italia, almeno per ora, non prevede un pacchetto simile per fronteggiare l’emergenza. Il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini ha evocato l’ipotesi, già adottata dall’Ungheria di Viktor Orbán, di un tetto al prezzo di benzina e diesel. Una scelta che susciterebbe però criticità dal punto di vista normativo, per ragioni di concorrenza.Di qui la scelta di operare sulle accise. Alla scadenza della misura il 1 maggio, però, lo “sconto” applicato, in assenza di ulteriori decisioni, verrà di colpo cancellato. E se nel frattempo i fronti aperti in Medio Oriente non dovessero chiudersi e il prezzo del petrolio dovesse essere ulteriormente cresciuto (cosa che non si può affatto escludere), il costo del rifornimento di un veicolo potrebbe risultare persino più alto del giorno precedente l’entrata in vigore del “palliativo”. La sola soluzione per cercare di essere meno vulnerabili rispetto alle oscillazioni del mercato petrolifero, quindi, passa per la ricerca di fonti alternative nel lungo periodo. Come nel caso delle rinnovabili, la cui “materia prima”, sole e vento in primis, non dipende in alcun modo dal contesto geopolitico.Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 23 marzo 2026