Bruxelles – Fiumi in secca? L’UE non sa cosa fare. Colpa di un clima totalmente diverso e cambiato rispetto a quando le legislazioni in materia di acqua furono varate. L’Unione europea di oggi si ritrova a gestire una crisi idrica da siccità mai vista prima con regole aggiornate a un mondo che non c’è più, e gli Stati devono arrangiarsi da soli. Strano, eppur vero. La solidarietà europea in materia di scarsità di acqua va tutta costruita, e gli effetti meteorologici sempre più estremi se da una parte mettono a nudo pecche e limiti della legislazione europea dall’altra parte iniziano a imporre ripensamenti.È un’interrogazione presentata da Bert-Jan Ruissen, europarlamentare olandese dei conservatori europei (ECR) che solleva il tema della solidarietà tra gli Stati membri durante i periodi di bassa portata idrica, come quello che l’UE sta attraversando nella rovente estate 2026, e che scoperchia il vaso di legislazioni obsolete. La commissaria per l’Ambiente e la sicurezza idrica, Jessika Roswall, ammette che “la direttiva quadro sulle acque non specifica quale forma debba assumere la cooperazione tra gli Stati membri per affrontare la scarsità idrica“.In assenza di disposizioni chiare e precise, quello che si verifica in caso di siccità e bassi livelli dei fiumi è che “in pratica gli Stati membri utilizzano una serie di accordi bilaterali o multilaterali, che la Commissione valuta regolarmente”, spiega ancora la commissaria per l’Ambiente. Che quindi riconosce: “Le problematiche relative alle portate ridotte non vengono affrontate in modo coerente“.Jessika Roswall, commissaria per l’Ambiente [foto: imagoeconomica]Dunque, l’UE è impreparata innanzitutto sul fronte legislativo per regole ferme a una situazione che non vedeva né prevedeva estati come quelle in corso. La direttiva quadro sulle acque citata da Roswall è un testo approvata a ottobre 2000, vecchia dunque di quasi 26 anni, durante i quali molte cose sono cambiate e in modo sostanziale. Fiumi in secca come il Po e il Danubio portano alla luce non solo relitti e vestigia del passato, ma pure i limiti di una legislazione comunitaria non a prova di cambiamenti climatici.Per la fine dell’anno la Commissione europea intende presentare il quadro integrato per la resilienza climatica e la gestione del rischio in Europa, una proposta attesa per il quarto trimestre del 2026 e che “aiuterà gli Stati membri e l’UE a rafforzare la preparazione alle future condizioni climatiche“, anticipa Roswall. “Ciò costituirà un importante contributo al miglioramento della resilienza e della sicurezza idrica, anche nei bacini fluviali condivisi e in altri contesti transfrontalieri“, rassicura.
Fiumi in secca ma zero strumenti di solidarietà, i limiti UE dinanzi ai cambiamenti climatici
La direttiva quadro sulle acque non prevede sistemi di solidarietà, ma perché non prevedeva fiumi in secca e meteo estremo








