di
Paola D'Amico
Dieci proposte di Legambiente al Governo a tre mesi dall’adozione della Strategia Europea per la resilienza idrica. Dal 2017 a oggi 142 gli eventi con danni da siccità e 179 gli stati di emergenza legati ad eventi alluvionali. Il 30% delle acque superficiali e il 27% di quelle sotterranee rischia di non raggiungere gli obiettivi. Sei miliardi persi in sei mesi nel settore agricolo
Ci sono almeno tre esempi di resilienza idrica in Italia da replicare. Dal Lago d’Orta, esempio internazionale di recupero di un bacino lacustre inquinato e dato per morto, al depuratore di Fasano Forcatella al progetto Spugna della Città Metropolitana di Milano. Ma non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi richiesti dalla Direttiva Ue che scade nel 2027. Per questo a tre mesi dall’adozione dell’Ue della Strategia Europea per la Resilienza Idrica, Legambiente presenta al Governo dieci proposte. L’Italia, uno degli hotspot climatici più sensibili nel bacino del Mediteranno, paga lo scotto di una crisi climatica sempre più acuta e di una gestione dell’acqua poco efficace e a compartimenti stagni, priva di una visione d’insieme. Siccità, alluvioni, ma anche acque inquinate sono i tre i principali alert che la Penisola si trova a fronteggiare troppo spesso in emergenza. Dal 2017 al 22 settembre 2025 sono 142 gli eventi con danni legati a una siccità prolungata registrati dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente. In particolare, dalla primavera 2022 ai primi mesi del 2023, ammonta ad oltre 6 miliardi di euro la stima delle perdite economiche relative alla siccità nel settore agricolo (fonte Water economy in Italy). Alla poca acqua si contrappone la troppa acqua, che porta con sé alluvioni e frane. Secondo i dati della Protezione Civile sulle ordinanze emesse dal 2013 al 2022 per gli eventi legati al rischio idrogeologico e idraulico, sono stati ben 179 gli stati di emergenza aperti per una ricognizione del danno che supera i 15 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti i danni da decine di miliardi stimati degli eventi alluvionali dell’Emilia-Romagna, Toscana e Marche del 2023. Sul fronte della qualità delle acque, sebbene il 75,1% delle acque superficiali e il 70% delle acque sotterranee raggiungano un buono stato chimico (per il sessennio di classificazione 2016-2021), persistono zone di inquinamento critiche e si prevede che per il 2027 il 30% dei corpi idrici superficiali e il 27% circa dei corpi idrici sotterranei non sarà in buono stato chimico.






