Roma, 26 agosto 2026 – La guerra contro l’Iran sta costando caro e ha un prezzo che da fine febbraio viene pagato alle pompe di benzina di (quasi) tutto il mondo. Il rincaro dei carburanti iniziato 6 mesi fa, dopo l'inizio degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica e il conseguente blocco di Hormuz, è un fenomeno globale e sta riguardando in diversa misura almeno 145 Paesi nel mondo secondo i dati raccolti da GlobalPetrolPrices.com, una piattaforma che monitora i prezzi del carburante in 170 Stati e territori.

La guerra e l’impennata del greggio

Il rincaro è la conseguenza diretta dell'impennata del greggio innescata dal conflitto e se lo scorso 23 febbraio, ultima rilevazione settimanale prima dello scoppio della guerra, il Brent quotava 71,28 dollari al barile, nei mesi successivi ha toccato un picco di oltre 111 dollari a inizio aprile, per poi oscillare tra gli 80 e i 100 dollari e attestarsi, al 24 agosto, intorno agli 87 dollari. Nello stesso periodo, il prezzo medio mondiale della benzina è salito da 1,20 a 1,42 dollari al litro (+18%), mentre quello del diesel è passato da 1,20 a 1,54 dollari (+28%), con un impatto proporzionalmente più marcato sul gasolio, carburante fondamentale per i trasporti commerciali e le catene logistiche globali.