Un corto circuito comunicativo scuote il già delicato futuro dell’ex Ilva. Solo ventiquattro ore fa, dal palco del Meeting di Rimini, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva annunciato con toni trionfali una svolta nella privatizzazione del polo siderurgico: «Alla gara internazionale in corso si è presentata una cordata italiana piuttosto significativa che si affianca a Jindal e Flacks. E si è aggiunto un quarto grande operatore europeo». Fonti qualificate del MIMIT avevano subito associato quel profilo a CE Industries, solida holding industriale con sede a Praga attiva nei comparti energetico, ferroviario e del riciclo.
Una narrazione che sembrava blindare la "gara a quattro" per gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Tuttavia, l’entusiasmo della politica italiana si scontra oggi con la rigidità e la massima prudenza della diplomazia societaria ceca.
Contattato direttamente dalla redazione di Greenreport per verificare il perimetro dell’operazione, l’ufficio stampa di CE Industries ha risposto smentendo passi formali e gettando una vistosa secchiata d’acqua gelida sulle dichiarazioni governative.
«CE Industries Group non ha presentato alcuna offerta per gli asset di Ilva a Taranto in questo momento», ha dichiarato a Greenreport il portavoce ufficiale del gruppo, Jaroslav Gavenda. Il portavoce ha poi aggiunto: «Non vi è quindi alcuna decisione sul perimetro di un potenziale interesse che possiamo commentare. È pertanto troppo presto per speculare su una possibile transazione o sui suoi termini».












