L’ex Ilva di Taranto sempre più bilico e anche a rischio chiusura dopo la sentenza del Tribunale di Milano. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, avverte: possono saltare il potenziale investitore e il prestito per far funzionare la fabbrica. Al momento, Governo e commissari valutano il provvedimento, attendono di capire le mosse del fondo americano Flacks Group, con il quale si sta trattando la vendita dell’azienda, ed esprimono “preoccupazione” per i nuovi problemi. Quasi certamente sarà impugnata a stretto giro alla Corte d’Appello di Milano la sentenza che obbliga l’ex Ilva a riscrivere una serie di prescrizioni ambientali dell’Aia - rilasciata dal ministero ad agosto - e a dettagliare sviluppi, modalità e tempi di attuazione se vuole evitare la fermata dell’area a caldo dal 24 agosto. Per i giudici, infatti, non aver previsto nell’Aia “un termine massimo entro il quale devono essere effettivamente realizzati i relativi interventi”, fa sì “che la loro realizzazione sia procrastinata sino alla scadenza dell’Aia”. Intanto il provvedimento è già stato inviato a Flacks e sarà discusso nelle prossime riunioni con i commissari.
“Siamo certamente preoccupati - commenta il ministro delle Imprese, Adolfo Urso -. I commissari stanno valutando quale impatto possa avere sia per il negoziato in corso che si stava finalizzando con il fondo americano Flacks - anche perché la sentenza riscrive di fatto le regole del gioco -, sia per la continuità degli stabilimenti a cui viene imposta una data molto ravvicinata”. Urso parla anche del prestito sino a 390 milioni autorizzato dalla UE: “Il prestito che dobbiamo erogare per garantire la continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati, dipende dal fatto che un acquirente possa rimborsare il prestito. Se la sentenza del Tribunale dovesse in qualche misura influire sul negoziato in corso, non ci sarebbero nemmeno le condizioni per erogare il prestito”.











