Leonardo Bove, 16enne milanese sopravvissuto al rogo di Capodanno a Crans-Montana, ha raccontato gli attimi di quella notte di otto mesi fa, nel locale Le Costellation. “Era la mia prima volta a Crans-Montana e non conoscevo nessuno, se non i miei compagni di classe. La sera di Capodanno siamo arrivati al Costellation intorno alle 21.30, a mezzanotte il locale era pieno e io stavo parlando con Elsa e Giuseppe in una stanzetta. Poi, all’improvviso, alcuni amici ci hanno detto che c’era un incendio. Noi non ci eravamo accorti di niente. Ho preso la felpa, lasciando giubbotto, cellulare e documenti, e ho cominciato a scappare. Sull’ultimo gradino però ho visto tutto nero e sono svenuto. Mi sono ritrovato magicamente fuori e mi sono visto quasi intatto: le mani erano solo spellate e rosse, non perdevo sangue. Urlavo per chiedere acqua, non per il dolore”.

Dopo essere stato soccorso e portato in un tendone, Leonardo è entrato in coma. Da lì, prima viene trasferito all’ospedale di Berna, dove i medici riescono a salvargli la mano destra che stava andando in cancrena, e poi all’ospedale di Zurigo, dove per tre giorni è rimasto identificato sotto il nome di ‘Helsinki’. Accanto a Leonardo ci sono i genitori, Gabriele e Loretta, che in questi mesi hanno dedicato ogni attenzione al figlio. “A Zurigo sono stati bravissimi, hanno preso molto a cuore Leonardo”, hanno raccontato Gabriele e Loretta. “Dopo mesi, quando Leo si è risvegliato al Niguarda di Milano, il primario di Zurigo è venuto a trovarlo e con le lacrime agli occhi gli ha detto: ‘Sono emozionato perché non ti ho mai visto con gli occhi aperti né ti ho mai sentito parlare’ “. In vista del processo, però, emerge la rabbia dei genitori: “Siamo stati molto lontani dalle notizie, erano i nostri avvocati a darci delle informazioni. Siamo indignati soprattutto per quanto successo in questo periodo. Jacques è in carcere solo ora e per altri motivi, forse ha fatto più male questo. È un dolore incredibile che i Moretti abbiano dato così poco peso a tutti i ragazzi che non ci sono più e a tutti i ragazzi che stanno ancora lottando”.