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Martedì Oliver Blume, amministratore delegato dell’azienda automobilistica Volkswagen, è stato duramente criticato dai lavoratori durante un’assemblea che si è tenuta nella sede principale dell’azienda a Wolfsburg, in Germania. All’assemblea Blume ha parlato del piano proposto dal consiglio di amministrazione di Volkswagen per ridurre i costi dell’azienda e cercare di risolvere la crisi in cui si trova. È stato contestato soprattutto dalla potente rappresentante dei lavoratori Daniela Cavallo, che è anche presidente del consiglio di fabbrica di Volkswagen. Cavallo si è lamentata della scarsa trasparenza di Blume e ha detto: «Non puoi lavorare con un CEO che non dice ai suoi dipendenti cosa sta succedendo».

A luglio Blume aveva raddoppiato la stima sul numero di posti di lavoro che intende eliminare entro il 2030, da 50mila a 100mila su oltre 650mila dipendenti complessivi nel mondo. Aveva anche detto che il gruppo stava valutando la chiusura di alcune fabbriche in Germania perché troppo onerose.

Il piano però non era stato approvato dal consiglio di sorveglianza a causa della contrarietà dei rappresentanti dei lavoratori e dello stato della Bassa Sassonia, dove si trova Wolfsburg, che è uno dei principali azionisti dell’azienda. Il consiglio aveva solo approvato il dimezzamento del numero di modelli di auto prodotti. Il consiglio di sorveglianza è composto per metà dai rappresentanti dei lavoratori e per metà da quelli degli azionisti e vigila sull’operato dell’amministratore delegato e del consiglio di amministrazione, dovendone approvare le decisioni più importanti, soprattutto se riguardano i lavoratori.