In casa Volkswagen è scontro tra i rappresentanti dei lavoratori e il ceo Oliver Blume. Al centro della discussione c’è il piano di riassetto del gruppo che prevede un massiccio taglio di occupati (fino a 115mila teme il sindacato) metà dei quali in Germania, con la chiusura di quattro stabilimenti. Dopo la tappa iniziale a Wolfsburg, Blume vedrà oggi il personale di Emden e Zwickau, entrambi siti a rischio di stop insieme a quelli di Hannover e Neckarsulm. Proprio negli impianti che il ceo raggiungerà oggi il colosso dell’auto tedesco ha investito ingenti somme nella transizione verso la mobilità elettrica.La presidente del Consiglio aziendale di Volkswagen, Daniela Cavallo, ha sostenuto come la dirigenza abbia tenuto i lavoratori all’oscuro riguardo alle mosse sul futuro della casa automobilistica. «Non si può lavorare - lo sfogo della leader sindacale italo-tedesca - con un capo che non dice ai propri dipendenti come stanno realmente le cose, per cui la fiducia nei suoi confronti è compromessa».Per il gruppo di Wolfsburg urge recuperare competitività e per questo sarebbe stata messa in conto una maxi-riduzione di costi intorno a 10 miliardi. È stato infatti appurato che, rispetto ai concorrenti, Volkswagen ha costi superiori del 30%. Allo studio sarebbe anche un forte snellimento alla voce produzione.Il giorno della verità potrebbe essere il prossimo 4 settembre quando si riunirà il consiglio di sorveglianza, lo stesso che aveva sollecitato Blume a presentare il piano di riorganizzazione. E se prevalesse l’opzione di siglare accordi con società cinesi per scongiurare chiusure di fabbriche? L’ipotesi di partnership con il Dragone per salvare impianti in sovraccapacità riguarda, infatti, altri gruppi del settore (Stellantis per Cassino). Ma si guarderebbe anche a riconversioni nel settore della difesa.