La critica che spesso viene fatta ai politici nostrani è quella di essere concentrati solo sul presente e di non guardare al futuro. Però non mi sarei mai aspettato che il presente economico avesse la durata di due giorni, quelli dello sconto fiscale di 17 centesimi sulla benzina con scadenza il 26 agosto e che probabilmente sarà rinnovato a singhiozzo.

Peraltro, la situazione del prezzo della benzina e del gasolio vicino o sopra i due euro non è affatto nuova, essendosi già verificata nell’estate del 2023. Allora si sa come è andata a finire. Il governo fece scadere i 30 centesimi di sconto del governo Draghi e incamerò i soldi aggiuntivi per le sue politiche fiscali populiste. Oggi questo giochetto non si può più fare. Per due ragioni.

La prima è che la guerra con l’Iran ha tagliato le forniture ma, ancora peggio, ha distrutto parte degli impianti di raffinazione e quindi le conseguenze economiche si sentiranno per lungo tempo. La seconda è che non si vede quando possa finire il conflitto, ora che Trump ha scatenato una nuova fase economica della guerra che si farà sentire fino in Cina.

Che fare dunque per venire incontro al portafoglio degli italiani? Occorrerebbe cercare di muoversi su vari piani. Il primo è senz’altro quello geopolitico. Finché dura l’insana guerra Usa-Iran è certamente difficile che il prezzo della benzina e del gasolio ritornino alla normalità. Ma su questo ci sono poche possibilità di ottenere risultati tangibili, vista la debolezza politica dell’Ue e l’insensata ostinazione bellicista di Trump. La seconda, subito percorribile, è quella di restituire ai cittadini almeno l’aumento dell’Iva generato dall’incremento del prezzo del greggio.