Non una scelta politica, ma un dovere umano e un obbligo sancito dal diritto del mare.
Per questo ResQ – People Saving People, l’ong nata dall’iniziativa di un gruppo di cittadini stanchi di restare fermi davanti alla crisi umanitaria nel Mar Mediterraneo e lungo le frontiere di terra europee, aveva deciso nel 2020 di unire soldi e competenze per mettere in mare una nave di ricerca e soccorso, la ResQ People, per salvare vite e salvaguardare i diritti.
E per la stessa ragione oggi, a 5 anni dalla prima missione, il 7 agosto 2021, dopo aver salvato quasi 500 persone nel Mediterraneo e dopo che il ciclone Harry, che ha colpito la Sicilia e il Sud Italia a inizio 2026, ha distrutto la nave, ResQ invece di scoraggiarsi ha deciso di farlo di nuovo: avviare una raccolta fondi per comprare una nuova imbarcazione da mettere in mare.
Mediterraneo rosso sangue, in mare si continua a morire «Obiezione di coscienza legittima» L’obiettivo è riuscirci entro la fine dell’anno: «Per non far naufragare i diritti.
Agire in questo momento di forte irrigidimento dei governi nei confronti delle ong e delle politiche migratorie ha ancora più valore proprio perché i diritti fondamentali e le leggi del mare stanno venendo progressivamente meno.







