Per generazioni di fan, Dolly Parton è stata un’immagine precisa: la chioma cotonata fino al cielo, il trucco carico, le unghie lunghissime e i tacchi vertiginosi nonostante il suo metro e cinquanta scarso di altezza. Un look volutamente esagerato, che lei stessa amava riassumere con una battuta diventata leggendaria: «Ci vogliono un sacco di soldi per sembrare così a buon mercato».

Dolly Parton, l’amore per l’eccesso

Quello che per molti sembrava semplice eccesso era in realtà una scelta precisa e consapevole. Quando negli anni Sessanta firmò il suo primo contratto discografico, l’etichetta cercò di trasformare la sua immagine: capelli lisci, abiti sobri, un’estetica più ordinata e simile a quella delle popstar dell’epoca. Parton raccontò di aver detestato quella trasformazione, tanto da sentirsi, con le sue parole, «nuda». Da quel momento decise che sarebbe stata lei a stabilire come apparire. L’ispirazione arrivava anche da una donna del suo paese natale, in Tennessee, che Dolly da bambina considerava bellissima: rossetto acceso, capelli curati, unghie laccate, tacchi alti e abiti aderenti. Un’estetica che all’epoca la buona società avrebbe potuto giudicare volgare e che Parton trasformò invece nella propria firma.