Il country americano ha sempre nutrito una diffidenza contadina verso l’ornamento, avendo eletto a propria estetica il denim consumato e la chitarra scordata, e considerando ogni eccesso una confessione di inautenticità. Dolly Parton, scomparsa oggi a ottant’anni, ha impiegato sessant’anni a smontare quella superstizione dall’interno, adottando l’esatto contrario del codice vigente. Migliaia di strass cuciti a mano, parrucche che sfidavano la gravità, unghie smaltate lunghe come piccoli strumenti, il tutto indossato mentre scriveva le canzoni più essenziali che quel repertorio abbia mai contenuto. La distanza tra ciò che il pubblico vedeva e ciò che ascoltava rappresenta il suo contributo formale più radicale, e nessuno gliene ha reso conto per decenni.
Lo stile di Dolly Parton: parrucche, strass e abiti iconici
Quella diffidenza, del resto, era già allora una menzogna che il genere raccontava a se stesso. Tra il 1967 e il 1974 andarono in onda duecentodiciotto puntate del Porter Wagoner Show, e in ciascuna comparivano due persone ricoperte di paillettes. Wagoner indossava le giacche confezionate da Nudie Cohn, il sarto ucraino emigrato in California che aveva inventato il completo da cowboy tempestato di strass, con ruote di carro ricamate sulle spalle e frange che arrivavano al gomito. Parton portava parrucche cotonate e abiti aderenti. Al termine di quella convivenza televisiva uno dei due sarebbe passato alla storia come custode della tradizione, mentre l’altra avrebbe dovuto trascorrere vent’anni a dimostrare di saper scrivere.










