Come diceva lei, serviva una vita davvero molto agiata per apparire una popstar così alla mano. Dolly Parton, scomparsa il 25 agosto in quel di Nashville all’età di 80 anni, scherzava sul suo stato di superstar con un sorriso capace di illuminare pure un’infanzia buia come quella vissuta in un angolo dimenticato di Tennessee.
Nata a Pittman Center il 19 gennaio del ’46, infatti, con hit di grande successo, smisurate parrucche bionde, costumi strabordanti di strass e una silhouette paragonata dallo scrittore Chet Flippo alla “Big Rock Candy Mountain”, simbolo di abbondanza per antonomasia durante i dolenti anni della Grande Depressione, la Parton ha ridefinito per decenni le regole del pop e del country.
Dolly Parton è morta a 80 anni
Eppure, fermarsi all’estetica (ritoccata) di quella che lei stessa definiva una “Backwoods Barbie”, la Barbie di provincia, era un errore imperdonabile. Dietro l'immagine di “bionda sciocca” (la “Dumb blonde”, evocata dal titolo del suo singolo di debutto del 1966) si nascondeva una mente brillantissima, che facendo a pezzi gli stereotipi femminili dell’epoca ha costruito un impero finanziario riservandosi un posto nel walhalla delle più grandi autrici americane del Novecento.










