di
Simona Giubilato*
Dalla risonanza magnetica all’ablazione cardiaca, diagnosi e terapie hanno un impatto ambientale significativo. L'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri propone soluzioni concrete e un «indice di sostenibilità» per orientare le decisioni cliniche
Se la sanità mondiale fosse una nazione, sarebbe tra i primi cinque emettitori di gas serra al mondo. E la cardiologia, con le sue tecnologie ad alta intensità energetica, sale di emodinamica ed elettrofisiologia, risonanze magnetiche, pesa in modo significativo su questo bilancio. È il punto di partenza del Green Paper ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) «Cardiologia e sostenibilità ambientale», pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia da un ampio gruppo di autori coordinato dalla dottoressa Simona Giubilato, fortemente voluto dal Direttivo e dal presidente ANMCO Massimo Grimaldi.
Il documento affronta il tema in ottica «One Health», bidirezionale: da un lato l’inquinamento atmosferico, acustico, chimico e da micro-nanoplastiche è un fattore di rischio cardiovascolare sempre più documentato, capace di innescare stress ossidativo, infiammazione sistemica e aterosclerosi; dall’altro è la stessa attività cardiologica, con la sua impronta di carbonio, a contribuire al problema che dovrebbe prevenire.










