Dieta, movimento e rinuncia al fumo sono i pilastri di una corretta prevenzione cardiovascolare. Accanto a cui, sempre di più, dovremmo aggiungere anche l’eliminazione dei combustibili fossili, sostiene Anna Vittoria Mattioli, del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna. Perché ridurre i combustibili fossili, spiega l’esperta, aiuta anche a contrastare il cambiamento climatico e l’inquinamento, mitigandone gli effetti dannosi sulla salute cardiovascolare.

Già, perché sono sempre di più le evidenze che mostrano uno stretto legame tra cambiamenti climatici e rischio cardiovascolare. Mattioli è tra i ricercatori che di recente ha portato alla luce queste evidenze, partecipando a una revisione sistematica pubblicata su European Journal of Preventive Cardiology, in cui si passano in rassegna gli effetti di ondate di calore, inquinamento, ed eventi estremi sulla salute cardiovascolare, e si propone una serie di contromisure.

Gli effetti di inquinamento e caldo sul cuore

I meccanismi con cui i cambiamenti climatici e l’inquinamento possono aumentare il rischio cardiovascolare (sia di eventi acuti che di malattie) sono diversi, ricordano gli autori. Le polveri sottili, per esempio, sono un fattore noto di rischio cardiovascolare, associate a ictus e infarto. Gli eventi meteorologici estremi possono distruggere l’assistenza sanitaria, causare disidratazione, ictus, infarti, peggiorare le condizioni cardiache preesistenti; caldo e inquinamento possono causare infiammazione, stress ossidativo, alterare la funzione vascolare, influenzando pressione e metabolismo. E ancora, si legge nel paper, stress, ansia e depressione causati da eventi estremi o direttamente imputabili alle preoccupazioni per il nostro futuro climatico (ecoansia) possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, compromettere la qualità del sonno e aumentare il rischio di patologie come obesità e diabete.