La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha ridisegnato gli equilibri del mercato europeo del jet fuel. A partire dal 28 febbraio, la raffineria nigeriana di Dangote ha aumentato la produzione e indirizzato verso l’Europa circa 40mila barili al giorno aggiuntivi rispetto allo stesso periodo del 2025, contribuendo a compensare la perdita dei flussi mediorientali. Le importazioni europee di carburante per aviazione sono così salite da circa 612mila barili al giorno a gennaio 2026 a 750mila a giugno, mantenendosi su livelli analoghi a luglio. A sostenere i nuovi flussi sono soprattutto Stati Uniti e Nigeria, mentre prima della crisi circa il 20% delle importazioni europee arrivava dal Medio Oriente attraverso Hormuz.

Secondo Kpler, prima della crisi l’Europa importava complessivamente 550-600mila barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300mila provenienti dal Medio Oriente. La chiusura dello stretto ha quindi sottratto al mercato europeo quasi 300mila barili al giorno. Ad aprile, Usa e Nigeria sono arrivati a rappresentare quasi il 75% delle importazioni europee, pari a circa 375mila barili al giorno. Gli Stati Uniti hanno potuto contare sull’ampia capacità di raffinazione: le esportazioni americane di jet fuel hanno raggiunto in agosto circa 443mila barili al giorno, poco sotto il record di 455mila registrato a maggio. La nuova capacità della raffineria Dangote ha invece trasformato la Nigeria in un fornitore sempre più importante per l’Europa.