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L’Italia acquista all’estero più della metà del carburante per aerei di cui ha bisogno e il 20% di queste importazioni proviene da Paesi interessati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. È quanto emerge dai dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sui consumi, la produzione e l’importazione di carburanti.La dipendenza per il carburante degli aerei
Nel 2025 il consumo nazionale di jet fuel ha raggiunto 5,1 milioni di tonnellate, con un fabbisogno medio mensile di circa 400mila tonnellate. La domanda presenta un andamento stagionale: a febbraio è scesa del 29% rispetto alla media, mentre a luglio è cresciuta del 26%.Oltre il 50% del carburante necessario agli aerei, pari a 2,6 milioni di tonnellate, viene importato. Circa 500mila tonnellate arrivano da Paesi coinvolti dalla chiusura di Hormuz: il 7,6% dall’Arabia Saudita, il 7,6% dagli Emirati Arabi Uniti e il 3,7% dall’Oman. Si tratta complessivamente di una quota pari al 10% della domanda interna.
Gran parte delle altre forniture arriva da India, Turchia, Slovenia, Paesi Bassi, Grecia e Belgio. Questi Paesi, pur non disponendo di una propria produzione di greggio, potrebbero risentire a loro volta della riduzione delle importazioni dai Paesi arabi. Le forniture provenienti da Libia e Angola rappresentano invece soltanto il 5% dell’importazione complessiva.Gasolio, mercato più diversificato








