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Leonard Berberi e Fausta Chiesa
«Al momento in Europa non si registra alcuna carenza di carburante per aerei», ha dichiarato il commissario Ue per i Trasporti Tzitzikostas. Ma cosa accadrà se Hormuz non riapre?
Crisi dei carburanti? Sorpresa: l’Europa, e in particolare l’Italia, sono state in grado di diversificare e di adattarsi alla mancanza di prodotti petroliferi importati dal Medio Oriente a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Primo tra tutti il cherosene, preoccupazione di coloro che sono indecisi se prenotare il volo aereo per le vacanze quest’estate. La non autosufficienza di produzione è stato infatti ridotta e in aiuto sono arrivati fornitori stranieri alternativi, che hanno spostato lo scenario di una possibile criticità almeno all’autunno. Ma vediamo più nel dettaglio.
L’import di jet fuel dal Medio OrienteL’Unione europea assieme al Regno Unito sono «strutturalmente» in deficit di jet fuel, ricorda la società specializzata Kpler. Questo significa che la produzione interna non riesce a soddisfare la richiesta del settore a livello locale. Tra maggio e settembre 2025, periodo di picco del settore per movimenti aerei, l’Europa ha dovuto importare 700 mila barili al giorno, di questi circa 400 mila dal Medio Oriente. La guerra nel Golfo Persico e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno strozzato quel flusso e nelle settimane successive, a partire da aprile, l’Europa è corsa ai ripari.







