L’Inter non ha intenzione di acquistare la quinta punta per un motivo banale: non serve. Non serve perché il calcio non è il fantacalcio e perché le rose (quelle vere) richiedono equilibrio. Nel calcio vero, la quantità di giocatori va spesso a discapito della qualità delle loro prestazioni. È matematica: più ne possiedi, meno minuti giocheranno. E meno saranno coinvolti, felici, performanti. Quella dell’Inter è una scelta, non una privazione dettata da chissà quali imposizioni dall’alto.

Ha avuto 5 punte solo nell’anno in cui non si fidava delle riserve: Taremi, Arnautovic e Correa erano injury-prone, come dicono quelli bravi. E nessuno dei tre doveva essere valorizzato: erano investimenti esauriti. Al contrario, Esposito e Bonny, di anni 21 e 22, sono asset che non crescono se non giocano. Prendere un quinto attaccante vorrebbe dire buttare via gli investimenti (di tempo e competenze, oltre che di denaro) fatti su di loro. A volte, nel calcio come nella vita, meno è meglio. Ogni tanto è bene ricordarlo.