Per molti versi è stato il mercato dell'improvvisazione e una delle ultimissime operazioni rifinite lo racconta benissimo: l'Inter, che da almeno un paio di stagioni ha bisogno di ringiovanire drasticamente la difesa (Acerbi 37 anni, Sommer 36, Darmian 35, De Vrij 33), alla fine ha venduto il ventinovenne Pavard rimpiazzandolo con il trentenne Akanji. Certo, sappiamo che ogni affare è indirizzato da mille variabili – il costo dei cartellini, gli stipendi, le esigenze dell'allenatore, le volontà dei giocatori, le caratteristiche ricercate, quelle in eccedenza, i paletti finanziari – ma la semplificazione dell'ultima ora (l'Inter è invecchiata invece di ringiovanirsi) aderisce alla programmazione al contrario della maggior parte dei club, e non soltanto di quelli italiani, che si sono affannati a fare ieri quello che non hanno saputo, voluto e deciso di fare tre mesi fa, tipo gli studenti che la notte prima degli esami studiano come disperati quello che non avevano studiato prima. Se una qualsiasi azienda venisse gestita in questa maniera, il management verrebbe prontamente destituito. Nel calcio è una medaglia al valore.

Il tormentone Kolo Muani durato 4 mesi

L'improvvisazione ha comunque prodotto effetti diversi e non per forza di cose negative. La Juventus, per esempio, ha perso quattro mesi a tallonare Kolo Muani, salvo scoprire all'ultimo di non poterselo permettere. Alla fine, ne è uscita comunque bene, anche se Vlahovic lo ha reintegrato di malavoglia e Openda ha caratteristiche molto diverse da quelle del francese, ma paradossalmente più funzionali alle esigenze di Tudor. Rimane debole sulle fasce: forse occorreva investire in quel settore.