All’apparenza il mercato funziona così: mi interessa un giocatore, faccio un’offerta, lo porto a casa. In qualsiasi momento dell’estate. Oggi è così solo per i club di Premier League, il Psg e i dirimpettai sauditi, non lo è più per i top club italiani: basta osservare Juventus e Inter che quest’estate si sono mosse secondo il vangelo. Ormai ci sono due fasi del mercato: quella delle necessità e quella delle opportunità. Nella prima si chiudono gli affari programmati l’annata precedente. Nella seconda fase si controlla il mercato e si aspetta la seconda metà di agosto per affondare il colpo. A meno che un club non abbia venduto bene e abbia la necessità di cambiare 7-8 elementi, come ad esempio il Milan escluso dalle coppe europee, queste sono le tempistiche del mercato. PROGRAMMATO Non è quindi corretto dire che il club nerazzurro stia improvvisando.

È che ha chiuso il mercato programmato durante il Mondiale per Club che appartiene alla scorsa stagione, quindi l’impressione è che non l’abbia proprio fatto. Invece l’operato anticipato ha permesso alla società di valutare un’opportunità in considerazione dei riscontri di Chivu e degli investimenti pesanti che saranno necessari la prossima estate quando Sommer, Darmian, Acerbi, De Vrij, Mkhitaryan scadranno. Poi, che un mercato composto da Sucic, Luis Henrique e Bonny, condito dalla permanenza di Pio Esposito e di tutti i big, non soddisfi il tifoso che si aspettava la rivoluzione (mai dichiarata) è un altro discorso. All’Inter è stata proposta un’opportunità in anticipo rispetto al classico tempismo agostano e questo, sommato alla dichiarata volontà di Ausilio e Marotta di chiudere in pochi giorni, ha spazientito la piazza.