La deterrenza per evitare una nuova guerra Per Cavo Dragone l'obiettivo "non è prepararci a combattere una guerra inevitabile, ma renderla evitabile attraverso una deterrenza credibile". La deterrenza, secondo l'ammiraglio, si basa su tre elementi: capacità reali, volontà credibile di utilizzarle e chiarezza nel comunicarle. L'idea di Cavo Dragone è che un'aggressione diventa più probabile quando chi la pianifica pensa di poterla portare avanti rapidamente e sostenendo costi limitati, dunque sulla sicurezza precisa: "Parlerei di investimento più che di spesa, e di sicurezza più che di armamenti". Questo perché, usando le sue parole, "la sicurezza è precondizione di tutto il resto". Gli interventi, però, non riguardano soltanto le Forze armate. Mobilità, infrastrutture energetiche, reti, cybersicurezza, insieme a tecnologie come intelligenza artificiale, spazio, sensoristica e sistemi autonomi.Il ruolo dell'Italia nella Nato All'interno dell'Alleanza, Cavo Dragone riconosce all'Italia una responsabilità crescente. "L'Italia ha una traiettoria di crescente responsabilità riconosciuta e apprezzata dai partner della Nato", ha affermato a Il Foglio, ricordando il contributo italiano alle principali missioni con personale e mezzi aerei, navali e terrestri. Roma contribuisce inoltre alla deterrenza sul fianco orientale, mantiene un ruolo centrale nei Balcani e nel Mediterraneo e ospita strutture strategiche come il Joint Force Command di Napoli e il Nato Defense College. "Negli ultimi anni, inoltre, l'investimento dell'Italia per la Difesa è cresciuto in modo significativo", ha osservato. Il punto, ha precisato, "non è soltanto quanto si investe, ma che cosa si riesce a trasformare in capacità". Per questo, l'Italia dovrà continuare a investire in programmi in grado di produrre capacità "credibili, disponibili e interoperabili", rafforzando la prontezza delle Forze armate e il contributo nazionale all'intera Alleanza.