Roma, 29 gen. (askanews) – L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, invita a non parlare di esercito europeo e a puntare invece su nuove forme di cooperazione transatlantica per affrontare quella che viene definita la più grave crisi del sistema di sicurezza occidentale dal dopoguerra. In un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della sera ha spiegato che “la Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare se stessa” e che “invece di parlare di esercito europeo, cerchiamo piuttosto nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti”.

Secondo Cavo Dragone, l’Alleanza resta solida nonostante le tensioni emerse, anche sul dossier Groenlandia e sui rapporti con Washington. “E’ nel dna della Nato riflettere sul proprio ruolo, lo facciamo da 76 anni, continuando ad adattarci ai cambiamenti. I valori della sicurezza collettiva, la difesa della libertà e della democrazia restano centrali”, ha detto.

Quanto alle priorità strategiche, l’ammiraglio ha ribadito che “al cuore resta la minaccia russa, che è stata confermata dal 2022 e che guida la nostra strategia” e che “dobbiamo continuare a esercitare deterrenza”. Ha poi riconosciuto che dagli Stati uniti sono arrivati forti segnali sul tema dei costi: “E’ vero che gli Stati Uniti suonano la carica: hanno dato forti scossoni in nome di una necessità che io ritengo giusta, ovvero che i costi per la difesa collettiva vengano distribuiti in modo più equo”. A suo giudizio, l’ultimo vertice dell’Aia “è stato un successo in questo senso: l’Europa s’impegna a più alte spese militari, adesso vanno assunte maggiori responsabilità operative”.