Per settimane non si è parlato di altro che delle due famiglie di Qusra, in Cisgiordania, assediate dai coloni affinché, per sfinimento, lasciassero la loro casa. La presenza di volontari sul posto ha accesso i riflettori fino a quando l’esercito israeliano non ha dichiarato quella una zona militare. La famiglia racconta a Fanpage.it perché teme l’isolamento mediatico.
Domenica 30 agosto saranno trascorse 4 settimane dall’inizio dell’assedio della famiglia Hassan e dei loro vicini, la famiglia Abu Rida. Sono stato loro ospite nel mese di maggio. Ho potuto assistere personalmente alle minacce e alle intimidazioni, al lancio di pietre e alle aggressioni che i coloni perpetrano contro i due nuclei familiari da ormai nove mesi. Aisha Hassan, 35 anni, spiega a Fanpage.it cosa è cambiato nell’ultimo periodo, soprattutto da quando l'esercito ha impedito ai volontari di stare lì e aiutarli, e perché teme concretamente che questa volta potrebbe essere l’ultima che si trova a difendere la sua casa. Aisha vive con la madre Naima, 56 anni, il fratello Yousef, 30, e la moglie Ruqaya, 27, che hanno due figlie: Kanda e Hour di 4 e 3 anni.
Quando sono cominciati gli attacchi a Qusra e nella zona a sud di Nablus? Nell’ottobre 2023 i coloni hanno aperto il fuoco contro Ibrahim Al-Wadi e suo figlio, Ahmed. Sono stati uccisi durante il corteo funebre di altri quattro nostri concittadini aggrediti il giorno prima dall’esercito e dai coloni. Loro stessi sono stati colpiti mentre cercavano di proteggere l’abitazione e la famiglia di un martire caduto nel 2017. Siamo abituati alla violenza dei coloni e ai soprusi dell’esercito a Qusra, così come in tutta la Cisgiordania. Nello specifico noi e i nostri vicini siamo diventati bersaglio dei coloni da gennaio 2025, quando eressero il loro primo avamposto in cima alla collina, occupando un palazzo in costruzione. Da allora non si sono mai veramente fermati, massimo qualche giorno di pausa, ma un livello costante di minacce, intimidazioni e aggressioni.






