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Anna Fregonara

«Il sequenziamento genetico, le enormi banche dati e l’intelligenza artificiale permettono di disegnare vaccini più mirati e specifici. La ricerca ora si spinge verso aree nuove come l’Alzheimer, le patologie neurodegenerative, i tumori», spiega il professor Andrea Gori. Dal 1974 le vaccinazioni hanno evitato 154 milioni di morti nel mondo, 146 milioni tra i bambini sotto i cinque anni

Se vi proponessero di vaccinarvi contro le malattie dell’invecchiamento, a cominciare dall’Alzheimer, o contro il cancro, che cosa rispondereste? Siamo abituati a pensare ai vaccini come a una difesa nei confronti delle malattie infettive. Il primo vaccino efficace, quello contro il vaiolo, porta la data del 1796 e la firma di Edward Jenner. Da allora ne sono arrivati molti per le patologie infettive. Dal 1974, secondo un’analisi pubblicata da The Lancet, le vaccinazioni hanno evitato 154 milioni di morti nel mondo, 146 milioni tra i bambini sotto i cinque anni.

Tempi più rapidi«Per gran parte della sua storia mettere a punto un vaccino ha richiesto 15-20 anni, come per l’influenza, la varicella o il morbillo», spiega Andrea Gori, professore di Malattie Infettive all’Università di Milano e direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Luigi Sacco. «Oggi si può farlo più rapidamente, grazie a nuove tecnologie molecolari e digitali. Il sequenziamento genetico, le enormi banche dati e l’intelligenza artificiale permettono di individuare in fretta i bersagli, disegnare vaccini più mirati e specifici e arrivare alla sperimentazione sull’uomo in tempi brevi. È questa svolta ad aver spinto la ricerca oltre il loro territorio classico, verso aree nuove come l’Alzheimer, le patologie neurodegenerative, i tumori».