BOLZANO. Le sue tante vite nascono da una, la prima. E da un giorno: "Pensavo che fosse una questione di occhiali. Immaginavo un appannamento...". Invece era la prima curva dell'esistenza che si stava presentando. Ipovedente, la sentenza. Poteva essere l'ultimo tornante e invece no, ne sono arrivati tanti altri, e molti rettilinei. Perché non vedere bene può essere una sfida capace, se vinta, di far osservare meglio il mondo. E se stessa. Monica Bancaro ne ha così viste tante, passando attraverso la politica, la scelta della sinistra ma pure della danza, anche estrema: «Volevo dipingere - spiega - e fare la classica o comunque danzare dentro una disciplina, mi era sembrato un modo di disegnare». Fosse solo nell'aria. E poi il lavoro: commessa storica della Upim, il primo centro commerciale che i bolzanini videro, con i bambini che salivano sulle sue - allora inedite - scale mobili come su una giostra; l'impegno per i diritti delle donne che diventa quello per l'associazione dei ciechi e gli ipovedenti, di cui diviene dirigente, come anche del Pd, tra passaggi nella segreteria del circolo Don Bosco e la sua voce, sempre ascoltata, nelle assemblee. Partendo da una considerazione: «Una minoranza non deve chiedere l'elemosina». Che sia quella che nasce in un disagio o in una menomazione fisica oppure allo star dentro qualcosa di non condiviso dai più. Lo spazio per mostrare di esserci va rivendicato, ecco, in fondo, la storia di una donna che non si è fermata al primo tornante in salita.